La LUNA

​Lei, la signora del cielo.

Luminosa, anche senza il sole, continua ad esistere. Magari è così luminosa perchè lo aspetta? Pensa che brillando possa accorgersi più facilmente di LEI.

Magari no, brilla per se stessa, la luce più bella che possa esistere… ma così difficile.

Può non esistere nessuna fiamma nel nostro animo, anche se in quel caso penso sia solo molto ben nascosta, altrimenti saremmo morti. In ogni caso, anche quando tutto tace, sommerso dalle mille preoccupazioni ed ansie della vita quotidiana, basta alzare gli occhi al cielo per arrivare a Lei, pace nel cuore. Così forte e maestosa, eppure sola. Brilla senza pretendere niente, circondata da milioni di stelle eppure così lontana, sola. Il suo destino la vuole così, ove finisce Lei, arriva Lui, il Sole. Non possono esistere insieme se non in qualche momento particolare; è inutile chiedersi il perchè ma ogni volta che appare Lei, Lui deve andare via, non riesce ad abbracciarla mai, se non nei suoi sogni. Sono ogni volta così vicini eppure così lontani. Un destino crudele, il Loro, ma forse non è poi così per molti esseri umani? La vita, le circostanze, i momenti giusti e quelli, ahimè, sbagliati. Tanta voglia di stare insieme ed abbracciarsi semplicemente e così tante difficoltà e distanze. Inutile pensare di accorciarle quando è scritto che si nasce, si cresce e ci si alza quando l’altro non c’è più o è ormai così lontano da noi.

Tutto sta ad accettare questa crudele realtà. Morire dentro, sparire per un po’. E tornare piano, piano, a crescere con delicatezza, fino a splendere nuovamente piena nel cielo della vita. Un ciclo naturale, la Natura sempre insegna qualcosa, se solo sapessimo parlare la sua lingua, tutto sarebbe più facile! Buona Luna PIENA a tutti, prevista domani alle ore 15:11, almeno per la Natura!

“…Stai facendo passi da gigante
Camminando sulla luna
Spero che le mie gambe non cederanno
Camminando sulla luna
Potremme camminare per sempre
Camminare sulla luna
Potremmo stare assieme
Camminare, camminare sulla luna

Qualcuno potrebbe dire
Desidero avere indietro i miei giorni
Non è possibile
E se è questo il prezzo da pagare
Qualcuno dirà
Domani è un altro giorno
Resta
Posso anche pagare”.

E poi la vita è così! Le coincidenze… splendide occasioni per essere collegate ad universi altri, superiori, incomprensibili. Sono in quei momenti particolari siamo portati ad abbracciarne la portata ed ogni volta, ci lasciano senza parole. Dopo aver pubbicato, ieri sera, il mio articolo sulla luna…ed il suo amante, condannato a starLe lontano, crudele destino, senza abbracciarla se non in rare occasioni, un’amica mi manda questa foto ( a seguire), con una spiegazione che ahimè, mi ha davvero sorpresa. Mai possibile che pochi giorni fa finalmente l’incontro più atteso di sempre è avvenuto? Tanta emozione ed energia sprigionata che ora i due amanti, per incontrarsi nuovamente, dovranno aspettare 18 anni? E sì, perchè dopo certe emozioni si muore, si torna allo stato zero, lì dove siamo puri e privi di maschere e protezioni, si deve rinascere ed aspettare la ‘maturità’, la maggiore età, per essere nuovamente forti ed affrontare il carico emotivo di un nuovo incontro del genere…!

 

Sono occorse 16 telecamere e 62 gg di appostamento. Per poter fotografare insieme il sole e la luna. Si potrà rivedere questa straordinaria possibilità solamente nel 2035.

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Canto notturno di un pastore errante dell’Asia – G. Leopardi – (Gassman)

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l’ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piú e piú s’affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu vòlto:
abisso orrido, immenso,
ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.
Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio piú grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sí pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera,
a chi giovi l’ardore, e che procacci
il verno co’ suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand’io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?
Cosí meco ragiono: e della stanza
smisurata e superba,
e dell’innumerabile famiglia;
poi di tanto adoprar, di tanti moti
d’ogni celeste, ogni terrena cosa,
girando senza posa,
per tornar sempre là donde son mosse;
uso alcuno, alcun frutto
indovinar non so. Ma tu per certo,
giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell’esser mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors’altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d’affanno
quasi libera vai;
ch’ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piú perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
tu se’ queta e contenta;
e gran parte dell’anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,
e un fastidio m’ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piú che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
– Dimmi: perché giacendo
a bell’agio, ozioso,
s’appaga ogni animale;
me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? –
Forse s’avess’io l’ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piú felice sarei, dolce mia greggia,
piú felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dí natale.

 

 

 

 

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